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"A New Adventure of Captain Future" CAPITOLO XIII: vermi


Verme!” esclamò Kyaputen Fyūchā, tirando un pugno contro lo stipite di una scatola di controllo. E il rumore che venne a prodursi era falsato, come un suono doppiato dall'esterno.

Anche la sua voce era strana, alle orecchie dei Futuremen a bordo del Comet-animato, come una fantasmagoria acustica, un inganno del timpano, come se la voce di Kyaputen Fyūchā non fosse lì ma proveniente da un altro luogo.

La p-pagherà c-cara!” ebbe a dire la figura rosa, muscolosa, con il cappello da capitano stile idro-nave terrestre. Era l'Otho-animato che quando incontrò il suo omologo, rimase talmente scosso che passò il tempo oscillando tra uno stato incontrollato di esuberanza a quello di balbuzie: la sua era una forma di tilt etero-genetica, qualcosa di simile a quello che accadde al Greg-animato che quando incontrò Grag si incartò in un loop di azioni automatiche basilari. I due robot erano diversi eppure affini. I loro circuiti positronici si polarizzarono in una sorta di repulsione magnetica: non riuscivano a star troppo vicini che una forza invisibile causava loro comportamenti inconsulti e distorsioni nell'impianto fonetico.

“Gavhajirunot slki#§3& ...gasp%...” riuscì a dire Grag, e dopo aver aggiunto, “adoiu8cmm%.../@°...” tacque.

Joan, stretta nella giacca con gli alamari di seta titanica grigia, scrutò l'unica altra donna a bordo: con sua grande sorpresa era bionda, occhi chiari, vestita di rosso. Si trattava evidentemente della Joan-animata. Provò una punta di gelosia quando la vide guardare con una curiosità melliflua il “suo” Curt Newton…Ma cosa avrebbe potuto pretendere una ragazza-animata da un uomo in carne ed ossa? Anche solo baciarsi sarebbe stato, molto probabilmente, un'azione illogica. Possedevano organi riproduttivi? Secerneva saliva o sudore o acidità epidermica? E di sangue ne avevano?

Il Cervello e Simon Wright-animato erano identici e furono entrambi gli unici a restare ancorati alla contingenza logica (o da un altro punto di vista ‘scientificamente illogica’) della situazione.

“Emergenziale” dissero, quasi sovrapponendosi mentre fluttuavano emettendo come il cigolio di una leva ciclotronica in perpetuum mobile.

“La situazione sì, è emergenziale” ripeterono in coro “urge procedere con un piano. Un modulo della base di Ul Quorn è stato sganciato per avaria.”

"I nostri strumenti ci dicono che la base è ancora perfettamente funzionante” disse Kyaputen Fyūchā osservando i rilevamenti sul grosso monitor in plancia, così colorato da sembrare una straordinaria allucinazione tattile, “siamo stati ingannati dal vostro Ul Quorn e la nostra azione ha causato un danno irreversibile a questa dimensione. Ora è nostro compito riparare”.

Il Curtis Newton-animato era magro e slanciato e aveva l'aria di un eterno ragazzo, con basette e capelli rossi scolpiti alla perfezione. Lo sguardo era stilizzato in un'espressione spregiudicata e al contempo ingenua. L'uniforme consisteva in una pettorina bianca provvista di un oblò barometrico e il resto del corpo stretto in una tuta di lattice grigia e marrone, con guanti, ginocchiere e gomitiere aderenti e sottili. Ai fianchi, agganciati con un sistema magnetico, pendevano due pistole cablate che dovevano esser usate da Kyaputen Fyūchā in combinata per sparatorie nella mischia e in centro alla fibbia di una cintura risaltava una grande lettera “F”. Niente di lui assomigliava al Curtis Newton della realtà tangibile, nulla del suo collo possente, della sua pelle abbronzata dai raggi gamma, dalla uniforme verde piena di segni di usura era vagamente simile all'altro.

“Hai riconosciuto l'emblema della casata Newton?” chiese all'omologo-animato.

Non lo avevo mai visto prima, ma qualcosa dentro di me mi ha fatto capire che era un simbolo di alleanza” rispose Kyaputen Fyūchā-animato.

“Tu non possiedi un anello, lasciatoti in eredità dai tuoi genitori?”

No. Ma sarebbe stato bello averne uno.

“Una cosa è certa: in ogni dimensione in cui andremo Ul Quorn è nostro comune nemico.”

“È una piaga interplanetaria, dura da sconfiggere. Ogni volta trova una maniera diversa di tornare.”

“L'unico che può sconfiggere Ul Quorn è Ul Quorn stesso”

“Giusto!”

“Dobbiamo prendere possesso del laboratorio e della Televisione

I due Curt Newton mostravano una certa affinità: frasi drastiche, decisioni nette, indole all'azione coraggiosa e un po' suicida...

“Andremo noi: i due Curtis Newton, Grag e Otho – che purtroppo non hanno un Comet da pilotare. Gli altri aspettino qui a bordo fino a nuovo ordine. La vostra nave non passa inosservata: meglio usare il nostro ricognitore.”

Agli ordini Captain Future” disse Kyaputen Fyūchā, con tono divertito. Comandare un capitano, per un altro capitano di pari grado, era una novità elettrizzante.

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“Vermi!” esclamò Moribund il Borgomastro mentre si sfilava di dosso la calotta della tuta.

Attorno alla barella, a forma di capsula, con cui era riuscito a trarre a bordo il figlio, vi erano gli strumenti di automedicazione.

“Lo scanner agricolo che usiamo contro i vermi della granide ci ha permesso di localizzarti. Quell'affare è talmente sofisticato da avere la possibilità di vedere l'esatta morfologia di ogni agente infestante, anche di dimensioni microscopiche.”

“Dalla forma ti abbiamo riconosciuto, Junid” aggiunse Kunther che controllava la rotta, “meno male che sei grassoccio come tuo padre…”

“È stata un'idea del vecchio Kunther usare quel marchingegno. Tutte le astronavi del Sistema dovrebbero averlo! Nello spazio aperto, senza ozono o altri gas serra, funziona che è una meraviglia...”

“Dove sono gli altri del Consiglio?” chiese il Borgomastro.

“È tutta colpa mia,” riuscì a dire Junid contrito, incapace di sfogare il proprio dolore in un pianto liberatorio.

“Lo so, accidenti a te…” brontolò il Borgomastro.

“Siamo stati imprigionati e isolati per giorni. Ho perduto il senno e quando sono riuscito a liberarmi dal giogo del carcere, ho visto che nessuno di loro ce l'aveva fatta.”

“Oh no...” sospirò Kunther.

“Sei un idiota e uno sciagurato!” gridò al colmo della rabbia il padre.

“Lo so. Riparerò”

“No, tu ora riparerai solamente su Ganimede. E non combinerai altri guai. Kunther imposta la rotta: allontaniamoci da questo inferno”.

Il modulo della Base roteò vorticosamente mentre si allontanava dal blocco matrice e grandi scintille e lampi saettanti preannunciarono l'esplosione finale.

Quando avvenne ormai era una poltiglia accartocciata fiammeggiante.

“Muoviamoci” disse il Borgomastro, “non è sicuro stare qui”

“Guardate! Quello deve essere il Comet uscito dalla Televisione” indicò sugli schermi in plancia di comando Kunther l‘astronave bianca.

Mentre le ultime unità della Pattuglia P- guizzavano per schivare l'azione dei nemici, il Comet restava fermo e immobile.

La sua ombra gettava un senso di minaccia su tutta la battaglia.

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“Vermi multi miliardari...” fece tra sé e sé Ul Quorn guardando attraverso gli schermi della sala controllo.

Erano giunti da ogni dove: aviogetti neri di lusso, protetti da codici di immatricolazione criptati, foderati in pelle di cane della prateria saturniano, pilotati da agenti privati armati fino ai denti.

Una decina di quelle astronavi a cinque stelle, sostavano nell'hangar secondario di Base Macchia Rossa e ognuna di esse aveva il suo pilota, vestito in lattice nero, occhiali 5D scuri e auricolari di collegamento diretto con le camere di sorveglianza a circuito chiuso.

Da quei veicoli erano scesi altrettanti personaggi peculiari: donne, uomini e alieni extra Sistema tirati a lucido con il volto di chi non vede altro che lusso.

Erano i magnati più importanti della Galassia centrale.

Ul Quorn offriva in loro servigio i suoi tanti talenti nel settore dell'illecito, attorno ad una impresa così complessa come la trivellazione di Ganimede.

“I Teklon sono un corpo paramilitare che risponde esclusivamente ai miei ordini e che può, senza il minimo scrupolo, ottimizzare lo sfollamento delle masse dei contadini in tempo record.”

“La cosa ci interessa” disse un filiforme pezzo grosso di Titano.

“Lei saprà, signor Ul Quorn, che l'operazione è avvallata e supportata dalle alte cariche della Polizia Planetaria. Lo stesso Halk Anders di New York presiede il consiglio direttivo. Come intenderebbe agire?” chiese una donna rasata, dalle forme perfette e rivestita in pelle di Kujahnx Europeiano.

“Anders non è un azionista, per cui non è nel suo interesse il successo dell'operazione. Se la Polizia Coloniale e Planetaria non è ancora riuscita a deportare tutta la gente di Uruk Sulcus su Callisto è colpa sua.”

Seduti in sala di controllo, tutti convennero con la considerazione del Mago di Marte.

“Sono l'unico in tutto il Sistema che può garantirvi un efficiente apparato militare privato. Esso fornirà a voi garanzie di riuscita che vi faranno rientrare nei tempi. E non sottovalutate tutti gli altri possibili vantaggi: avere un corpo paramilitare sposta l’attenzione sulla corruzione del piccolo abitante e distrae dalle grandi manovre finanziarie. Inoltre può lavorare in copertura, a fianco dell'inefficiente Polizia”

“Lei propone un doppio gioco?” chiese ancora la donna in nero.

“Cari signori azionisti, io sono l’artista del doppio gioco.”

“E Captain Future?” fece una figura verdognola in sontuoso mantello ocra dalla voce stridula e graffiante.

“Il Comet è stato distrutto”.

Ci fu un ‘ohh’ di approvazione. L'ottusità a fin di bene di Captain Future era una delle minacce più insidiose per le operazioni come quella in corso su Ganimede. Il ‘bene è povero’, diceva uno storico motto della Stock Exchange di Titano.

“Benissimo signor Ul Quorn, accettiamo la sua offerta” disse il più anziano, stretto in un cappotto di cashmere terrestre.

Ma prima che gli astanti stipulassero il patto, il gigante Teklon si avvicinò all’orecchio del Mago di Marte e bisbigliò qualcosa.

Ul Quorn fece buon viso a cattivo gioco, “signori dovete scusarmi per qualche minuto. Restate pure comodi” disse.

Ma non appena fuori dalla sala controllo Ul Quorn sbraitò, “maledetta Polizia Planetaria! La riunione non deve essere disturbata a nessun costo, chiaro?”.

L'attacco del plotone indaco venne di sorpresa e Ul –Quorn dette l'ordine di contrattaccare con l'intero stormo Teklon.

Durante il consiglio degli azionisti, la battaglia infuriò.

Quando Ul Quorn tornò a presiedere la riunione, già metà degli astanti si erano alzati in piedi: gli uomini di guardia alle astronavi private avevano visto l'arrivo della Pattuglia P- e avevano predisposto la fuga.

“Dobbiamo interrompere. Non possiamo farci trovare qui dalle forze dell'ordine”, disse con gravità il più anziano degli azionisti.

“È solo un piccolo inconveniente che la mia flotta Teklon terrà certamente a bada. Proseguiamo pure le trattative” cercò di minimizzare Ul Quorn. La Base Macchia Rossa era stata scoperta; la situazione di massima allerta.

Senza ascoltarlo, tutti quanti si diressero verso gli aviogetti privati già pronti al decollo.

Il Mago di Marte strinse i pugni e digrignò i denti.

“O con me, o contro di me” sibilò e ordinò al gigante sigillare le uscite. Ul Quorn raggiunse l'hangar seguito da un plotone di soldati armati di mitragliatore protonico.

“Apri le porte, Mago di Marte” intimò la donna rasata di fronte al proprio veicolo.

Ul Quorn sollevò le braccia e con il raggio elettrostatico generò un campo paralizzante che bloccò gli avversari in una morsa invisibile. Poi, ad un cenno, il plotone fece fuoco.

A terra, cadaveri crivellati di colpi, cervella e pezzi di frammenti corticali, gambe e braccia stretti in costosi vestiti ma staccati dai tronchi dei corpi.

“L'accordo ora è chiuso.”

Mentre lasciarono l'hangar, giunse un dispaccio che l'andamento della battaglia si era intensificato nel settore del modulo 4-S/E dove erano tenuti in custodia i contadini di Ganimede e che una grossa esplosione aveva gravemente danneggiato lo scafo rendendo la struttura una pericolosa zavorra per l'intera Base Macchia Rossa.

“Sganciate il modulo” fu l'ordine irreversibile.

L'intera base perse un componente fondamentale per la tenuta dell'equilibrio di tutta la struttura.

Ci fu una scossa e tutto si piegò di lato. Volarono box, oggetti e arnesi colpendo i tecnici e scaraventando al suolo macchinari.

“Ripristinate il piano d'appoggio!” urlò Ul Quorn in video comunicazione con la sala motori.

“Abbiamo un problema di peso da ridistribuire” risposero.

“Cosa diavolo aspettate?”

“Dovremmo abbandonare nello spazio materiale superfluo attraverso i condotti di scarico, ma…”

“Fatelo immediatamente, stupidi idioti!”

つづく

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