"A New Adventure of Captain Future" CAPITOLO XIV: il piano

March 29, 2020

 

 

          Non ci volle molto che l'equipaggio del ricognitore, con a bordo i due Curtis Newton, si accorgesse che Base Macchia Rossa aveva perduto di portanza.

          “Devono aver subito un contraccolpo all’appoggio gioviostazionario” disse Captain Future.

          “Un caccia deve essersi schiantato contro un punto sensibile dello scudo esterno” puntualizzò il Kyaputen Fyūchā–animato.

          “Potrebbero aver subito un sabotaggio” aggiunse l'altro.

          “La reputo cosa improbabile”.

          “Ma è avventato distaccare un modulo in un momento del genere…”

          “Andiamo a controllare da vicino”.

          “No. Resterei a distanza di sicurezza, la battaglia infuria…”

          “Però dovremmo agire in qualche modo!

          “Sì, ma non con un gesto suicida”.

          La situazione a bordo era quantomai inusuale: due alter-egocentrici che si contraddicevano a vicenda. Gli spaesati Grag e Otho non sapevano a chi dare retta.

          “Guarda Captain...” disse Grag, ma poi si corresse “guardate signori Newton: un'apertura!”.

          Tutti osservarono lo schermo in plancia di comando: c'era un boccaporto nel ventre della base da cui fuoriusciva materiale che vagava in assenza di gravità alla deriva.

          “Ottima osservazione Grag, potremmo entrare da lì” esclamo Otho; per la prima volta in tutta la storia dei Futuremen, l’androide si trovò in sintonia con il robot.

          “D'accordo”, asserì Captain Future.

          “Ma con cautela”, aggiunse Kyaputen Fyūchā.

          L'astronave discese il perimetro aereo, evitando i cannoni impegnati a far fuoco sulle unità della Polizia Planetaria. Captain Future indossò la calotta per le operazioni extraveicolari (di loro quattro era l'unico che respirava ossigeno). Dopo aver inserito il pilota automatico, gli altri lo seguirono nella camera di espulsione e attesero l'apertura del portello. Raggiunsero l’apertura nella base da cui gran quantità di parallelepipedi vagava nel vuoto. I quattro usarono quel materiale galleggiante come scala naturale a cui arrampicarsi

          Captain Future, in testa, disse: “stanno scaricando zavorra per rimettere in asse la base”.

          “È molto probabile” aggiunse Grag, che usava i boost sotto i piedi dandosi propulsione per non perdere velocità di ascesa.

          “Risparmiate il fiato voi due e proseguiamo” fece piccato Kyaputen Fyūchā. Accusava di non essere in perfetta sintonia con il suo nuovo equipaggio.

          “Quale fiato? Ma se solo io respiro...” ebbe a dire Captain Future, infastidito dall’antipatico alter-ego.

          “Vuoi forse dire che io non respiro?

          “No: voglio dire che io sono un organismo che necessita di vera aria...”

          “Stai insinuando che io sono un ectoplasma?

          “Non scarterei questa possibilità.”

          “E allora può un ectoplasma ridurre in poltiglia una bagnarola come la vostra?

          “Fellone spaziale!”

          “Insolente!

          Mentre la salita si faceva più insidiosa, con raffiche di oggetti acuminati, il rapporto tra i due Curt Newton era degenerato in una futile rissa verbale.

          “Signori Newton, per favore! Non è il momento di litigare” disse Otho, sorpreso da sé stesso in questo inedito ruolo di paciere.

          “Hey androide, non ti riconosco più” lo schernì Grag.

          Raggiunsero l'imboccatura ed ebbero appena il tempo di penetrarvi all'interno che il boccaporto si chiuse alle loro spalle.

          Erano nel buio di un condotto di scarico, abbastanza grande da potervici camminare carponi. Otho si offrì di andare avanti per primo e di mutare forma se fosse divenuto troppo stretto.

          L'androide usò la luce al cripto, posta in centro alla fascia elastica che teneva sulla testa.

          “Cosa vedi, Otho?” chiese Captain Future via radio.

          “Una griglia divisoria oltre la quale credo si penetri nel compound di scarico dei rifiuti”

          “È accessibile?”

          “Fin qui nessun problema. Raggiungetemi”.

          I Curtis Newton e Grag penetrarono nel lungo corridoio buio fino al punto in cui Otho scrutava al di qua della grata. Grag svitò l'indice ed estrasse un punteruolo in radite che inserì in una scatola comandi nascosta dietro ad un pannello.

          “Provo a manomettere il circuito”.

          Scintillarono gli elettrodi e la grata si aprì all'istante.

          “Si saranno accorti di qualcosa?” disse Otho, preoccupato.

          “Tutta l'attenzione della base è sulla pattuglia indaco e non noteranno la nostra presenza” rassicurò Captain Future.

           Kyaputen Fyūchā, ancora adirato per le insinuazioni dell'alter ego dimensionale si lasciò condurre con riluttanza. Ma in cuor suo era convinto che con i 'suoi' tutto sarebbe stato più semplice e pulito.

          “Dopo di te,” lo schernì Captain Future facendo il gesto di cedere il passo. Cadendo nella ripicca, Kyaputen Fyūchā cedette a sua volta il passo all'altro. Entrambi gli eroi incrociarono le braccia e minacciarono di non schiodarsi…

          “Oh ma insomma!” sbottò spazientito Otho “andrò io!”.

Quando l'androide entrò nel compound si ritrovò coperto fino al collo di melma spugnosa color cobalto.

          “Questa roba è terribilmente densa!”

          “Otho, è lubrificante, un toccasana per i miei circuiti...” fece Grag e vi si tuffò dentro senza esitazione.

          “State attenti voi due, potrebbe essere pericoloso” ammonirono in coro i Curtis Newton. L'avvertimento giunse tardi: un vortice risucchiò l'androide e il robot verso un cunicolo laterale.

          “Scivolo! Non riesco ad aggrapparmi a nulla!”

          “La corrente è troppo forte!”

          Finirono in uno scolo, ingoiati nelle viscere della base a gran velocità.

          “Grag! Otho!”, chiamarono i Curtis Newton ripetutamente via radio ma non ebbero risposta.

          “Se la caveranno?” chiese titubante Kyaputen Fyūchā.

          “Certo, saranno finiti qui vicino. Hanno gli individuatori di posizione. Ma ora io e te dobbiamo collaborare gomito a gomito, d'accordo?”.       

          “Affare fatto, professor Newton”.

          Captain Future si armò di scanner localizzatore e vide che un grosso agglomerato di macchinari emettevano impulsi significativi in una grande sala proprio sopra le loro teste. Due organismi di forma umana facevano spostamenti regolari da un punto ad un altro della sala.

          “Sono due sono tecnici di scolta alle attrezzature. Il laboratorio è senza dubbio qui sopra”.

          “Potremmo penetrarvi all'interno aprendo un varco con le mie pistole protoniche” disse Kyaputen Fyūchā, indicando con l'indice un punto dove avrebbe potuto fondere il metallo divisorio.

          Staccò dai fianchi le due armi gemelle e praticò un foro quadrato; quando la lastra cadde, Kyaputen Fyūchā saltò fuori e colpì disintegrando uno dei due tecnici in camice.

          Captain Future sopraggiunse e immobilizzò il secondo prima che quello raggiungesse l'interruttore dell'allerta generale.

          “Ok. Siamo nel laboratorio: dov'è la Televisione?”

          Kyaputen Fyūchā indicò il centro della sala, “là, su quel piedistallo. Prendiamola, presto...

          Mentre erano intenti a sganciare la scatola catodica dai numerosi elettrodi a cui era assicurata, un energumeno li afferrò entrambi per le braccia e li trascinò a terra. Storditi e colti di sorpresa, videro un’ombra incombere con la possanza di un macigno delle caverne di Urano: era il gigante Teklon che si parò loro davanti imbracciando il più grosso mitra al plasma che avessero mai visto.

          Lo puntò sulla tempia di Captain Future e fece fuoco, ma Kyaputen Fyūchā spinse il compagno aiutandolo a schivare il colpo mortale.

          Il mitra lasciò una voragine in uno dei macchinari del laboratorio che rilasciò un vortice di scintille dall’acre odore. Con il calcio dell'arma, il gigante colpì la testa di Kyaputen Fyūchā che cadde riverso al suolo.

          Nel mentre Captain Future rotolò sul fianco ed estrasse la pistola protonica, ma il colpo sfiorò solo una guancia e deviò contro la parete.

           Il Teklon, con lo zigomo sanguinante, si avventò contro Captain Future e, bloccandolo con il peso del corpo, iniziò a stritolare a mani nude il suo casco protettivo. Lo infranse e vi infilò dentro la mano afferrando la faccia di Captain Future in una morsa ferale.

          Stringeva inesorabile, con la pressione di un maglio meccanico e Curtis, a terra e inerme non riusciva a far altro che battere i piedi nel tentativo disperato di divincolarsi…

          ZAC! Una lama affilatissima recise il braccio destro del gigante che d'istinto si prese il gomito con l'altra mano nel tentativo di fermare l'emorragia.

          “Cosa credi di fare, dannato Teklon?”, disse Grag, ricoperto di melma bluastra. Era apparso dal nulla e aveva modificato l'avambraccio in una spada d'assalto.

          Otho, anche lui inzaccherato fradicio, soccorse Kyaputen Fyūchā.

          “Avanti Capitan Futuro! Picchia duro anche per noi!” lo esortò e quello, ripresosi dall'atterraggio estrasse le pistole protoniche e concentrò un getto unico sul petto del nemico.

          L’energumeno, colpito all'arma bianca da una parte e dal potente raggio dall'altra, mulinava il mitra con l’unico braccio rimasto attaccato al corpo: sparava come una furia contro tutto quello che trovava a tiro, distruggendo barre di comando, pannelli divisori, componenti, computer...

          Infine precipitò a terra; la sua faccia cadde in una lugubre pozza di plasma ed elettricità, sollevando alti schizzi di sangue fino al soffitto. Le scintille sprigionate dalla strumentazione danneggiata, alimentarono un incendio di vaste proporzioni che ingoiò dai macchinari alle suppellettili, fino ai corpi dei tecnici riversi a terra. Grag, Otho e i due Curtis Newton erano nel bel mezzo di un inferno.

          “Presto, la Televisione!” gridò Captain Future.

          I quattro la trasportarono attraverso il foro da cui erano venuti, procedendo a ritroso lungo il condotto fino al portello chiuso dello scarico esterno.

          Appena in tempo: l'esplosione del laboratorio penetrò dentro le viscere del compound di scarico e un tentacolo di fiamme li inseguì fino al boccaporto.

          Ma quando il ricognitore era già pronto in posizione di recupero a breve distanza, Captain Future ordinò solo agli altri di far ritorno.

          “Compagni, senza il mio casco protettivo la temperatura e l'assenza di aria mi uccideranno prima che io riesca a raggiungere la camera stagna. Troverò un'altra via di fuga dall'interno della base.”

          “Ma Captain...”

          “Non discutere Otho. Kyaputen Fyūchā, Grag, portate la Televisione ai Simon Wright. Non c'è tempo da perdere...”

          “E tu?” disse Grag preoccupato.

          “Come sempre, me la caverò. Andate presto!” 

         

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          “La Pattuglia Planetaria è stata sconfitta” disse un emissario Teklon accorso in sala controllo.

          “Quante le perdite?” chiese Ul Quorn seduto, solo e imbronciato.

          “Ingenti: trentanove caccia, dieci cannoni esterni e quattro navicelle di ricognizione”.

          “E nella base?”

          “Centoventiquattro unità combattenti”.

          “Attenzione. Allarme incendio nel reparto scientifico 5/N. Attenzione…”.

          Ul Quorn, protetto dal mantello porpora ignifugo, penetrò nel laboratorio dove si stava consumando il disastro. Il raggio inserito nei suoi bracciali poteva modificare molecole elementali: lanciato sulle fiamme, ne spense una parte e prima che arrivassero i tecnici con gli estintori scoprì il passaggio nel metallo fuso.

          “Sono penetrati da questo buco del compound”.

          Una montagna di carne umana carbonizzata e il vuoto piedistallo su cui era assicurata la Televisione fece balenare alla mente di Ul Quorn l’esatto quadro dell'accaduto.

          “Captain Future è stato qui…” farfugliò il Mago di Marte stretto nelle spire del suo mantello.

          Si diresse nell'hangar privato dove la sua rossa astronave era pronta al decollo. Entrò nell'abitacolo inizializzando la procedura di avviamento dei razzi.

          Gli occhi fiammeggiarono di rabbia…

         

 

                                                                                                                                 つづく

         

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