"A New Adventure of Captain Future" CAPITOLO IV: la negoziazione

March 19, 2020

 

 

 

 

 

 

          Una lunga fila di aero cargo commerciali stava creando un ingorgo lungo la rotta da Terra a Titano.

          In pratica l'intera spina dorsale del Sistema era in tilt.

          Lo spazio profondo non era poi così diverso dalla ionosfera terrestre dove gli antichi shuttle facevano traghetto per le genti della terra. Le rotte spaziali erano come le antiche autostrade pneumatiche, quando, per accelerare i tempi di consegna, tutto il percorso era pianificato al dettaglio.

          Vi erano le corsie preferenziali per mezzi pesanti, dette corrente dei massimi, e quelle per aeronavi passeggeri. L'accesso allo spazio esterno e ai settori interplanetari non regolamentati erano di esclusiva pertinenza militare.

          Il Comet, in quanto astronave a multiplo impiego bellico-scientifico, era libero di muoversi senza restrizioni di sorta.

          Captain Future, i Futruremen e i due rappresentanti della Polizia Planetaria, raggiunsero in brevissimo tempo il punto dove la Mega Tir 6 sostava. Si lasciarono alle spalle centinaia di cargo ingorgati e un nugolo di pattuglie che stavano sgomberando il settore come richiesto.

          “Otho, poniti testa a testa contro la prua del cargo, e resta a distanza breve,” ordinò Curt seduto alla postazione centrale di guida. Otho, esperto manovratore, si mise di fronte alla gigantesca nave ad una distanza talmente ristretta da poter quasi pensare di fare un balzo in passeggiata esterna.

          “Grag, sei in grado di intercettare le frequenze di servizio a bordo?”

          “Non dovrebbe essere difficile, Captain”, gestendo una manopola in combinata con una serie di piccoli pulsanti, il grosso robot attese, come per l'apertura di una cassaforte, che accadesse qualcosa. Quando finalmente lampeggiò un segnalatore disse “ci siamo!”.

          “Bene, ora proverò a mettermi in contatto con l’equipaggio”, disse Curt Newton schiarendosi la voce e tirando in fuori il petto.

          “Messaggio per i dirottatori. Qui parla Captain Future: sono stato incaricato di negoziare con voi e di cercare di interpretare al meglio le profonde motivazioni che albergano i vostri animi. Chiedo un dialogo faccia a faccia per avere ulteriori elementi di valutazione. Fatemi entrare.”          

          Tutti attesero un tempo lunghissimo senza nessuna risposta né alcun segnale visibile dal gigantesco leviatano. Curt ripeté più volte il messaggio scandendo bene ogni frase.

          “Sono astuti,” fece la voce elettronica dalla scatola volante di Simon, il Cervello “sanno che se parleranno attraverso i trasmettitori con la loro vera voce verrebbero subito identificati.”

          “Lo so Simon, sono professionisti. Avevano tutto chiaro come accedere e prendere possesso della nave. Sospetto che dietro ci sia un piano calibrato.”

          Ezra scalpitava e Joan guardava la scena tenendo le mani l'una nell'altra.

          “Quello che voglio ottenere, è farmi condurre a bordo con la scusa di un vis a vis” disse Curt.

          Avvicinato nuovamente il micro-microfono alla bocca, aggiunse “Ho fatto esplicita richiesta alla Polizia Planetaria di abbandonare il settore. Vi propongo di essere accolto a bordo solo e disarmato per un tranquillo faccia a faccia. Il Comet, si porrà a distanza di sicurezza. Datemi presto un segno che il tempo stringe.”           

          La megalitica astronave sembrava una creatura dormiente.

          “Non sembrano interessati” fece perplesso Otho.

          “Aspetta: hanno visto che le pattuglie se ne sono andate. Potrebbero dare un segno di fiducia...”

          L'infallibile Curt aveva ragione: luci a babordo lampeggiarono con tre impulsi e un portello stagno cominciò ad aprirsi lentamente.

          “Prudenza Captain”, fece Grag.

     Curt indossò il casco avvitandoselo al collare della tuta e una volta dentro il portellone della camera stagna del Comet, fu attivata la decompressione.

          Il cielo nero puntellato dalla infinità siderale si apriva sotto gli occhi di Curt Newton che era intendo ad agganciare un moschettone ad un cavo di acciaio lanciato all'esterno in sospensione.

          Nel niente stellare, l'eroe si lasciò sospingere dall'inerzia fin quasi addosso allo scafo superiore della Mega Tir 6, raggiunta la quale, si puntellò ad una sporgenza con piedi e ginocchi. Balzando in diagonale, si appese al predellino di una scaletta che avrebbe portato all'ingresso aperto dall'interno.

          Una volta raggiunto l’ingresso, vennero azionati i portelloni e dopo la decompressione Curt poté togliersi il casco e respirare.

Non c'era nessuno ad accoglierlo: i sistemi automatici  avevano fatto tutto secondo protocollo. L’uscita dalla camera stagna, dava su un corridoio a forma di T. Curt decise di andare a destra, la direzione dove gli pareva fosse l'abitacolo di guida.

          La cargo nave era talmente grande che la strada proseguiva in linea retta per un lungo tratto chilometrico e non se ne vedeva la fine. Ogni tanto si apriva in perpendicolare un corridoio buio, illuminato da lampeggianti rossi da dove si accedeva ai settori di stoccaggio delle merci. La planimetria era semplice e intuitiva per cui non serviva nessuna guida radar. Le comunicazioni con la Comet erano in standby per evitare intercettazioni.

          Curt procedeva cautamente ma non incontrò anima viva. C'era solo il sibilo dei sistemi di areazione e l'acufene prodotto dalla pressione arteriosa. I rumori dei passi sul camminamento in ferro facevano un eco corto che si spandeva da ogni lato.

          Ad un tratto vide una sagoma scura scomparire in una delle intercapedini.

          “Fermo!” intimò, senza però ricevere risposta.

          “Dove sei? Vieni fuori!”, Curt si girava circospetto pronto a far fuoco con la pistola atomica nascosta nelle cerniere della tuta.

          “Non sparare!” disse una voce proveniente da un portello elettrico mezzo aperto. Era un uomo piccolo e goffo, in uniforme blu da operaio di scarico, con gli occhi sconvolti di chi stava fuggendo da troppo tempo.

          “Mi chiamo Joel, sono l'addetto allo stoccaggio del reparto H-12. Tu chi sei?”

          “Captain Future”

          “Sei Captain Future in persona? Il più grande scienziato del Sistema? Che le Pietre ti ringrazino! Mi ero nascosto in cabina sprangando il portello, ma gli impianti idrici non erogavano più acqua e sono uscito in cerca disperata di qualcosa da bere. Stavo tentando di riempire un contenitore con dell'acqua di scarico dei condizionatori, ma sei apparso tu e mi sono spaventato. Che sta succedendo in cabina? Non ho più notizie dell'equipaggio.”

          “È quello che vorrei scoprire, sai condurmi fin lì?”

          “Certamente, ma credo che ci stiano osservando dalle telecamere sparse per le intercapedini…”, Joel ne indicò una di fronte a loro.

          “Bene, così sanno che sono arrivato. Voglio solo parlare con i dirottatori.”

Joel condusse cautamente Curt lungo il lungo corridoio che portava ad un ultimo portello sigillato dall'interno. La luce rossa d'emergenza lampeggiava senza emettere suono e il clima immobile e teso non prometteva nulla di buono.

          D'un tratto si spalancò un deck laterale e un risucchio di indicibile forza colse i due alla sprovvista. Joel provò ad attaccarsi ad una protuberanza, ma le dita scivolarono senza trovare appoggio; in pochi secondi la figura minuta dell'uomo scomparve nel buio stellato dove si ritrovò a roteare nel nulla cosmico. Curt, con una gamba era riuscito a  fare perno incastrandola dentro una maniglia sporgente e con tutta la forza che aveva in corpo riuscì a torcere il busto fino ad individuare il pulsante di chiusura del portello esterno. La struttura atletica dell'uomo venne messa a dura prova e quel poco ossigeno rimasto gli garantì la lucidità sufficiente per mirare al primo colpo il bersaglio. Flettendosi a dismisura, e urlando per lo sforzo, riuscì a sfiorare il pulsante e in una manciata di secondi una cler piombata scese sigillando il compartimento aperto nello spazio esterno.

          Curt stordito, trasse un profondo respiro: era salvo per miracolo.

Dal Comet videro fuoriuscire un corpo con la velocità di un proiettile e sulle prime pensarono fosse Captain Future.

          “Recuperiamolo con il modulo” ordinò il Cervello, senza nessuna inflessione nel tono della voce.

          Otho uscì in perlustrazione dalla pancia del Comet con un piccolo ricognitore dalla forma ovoidale, provvisto di bracci traenti per il recupero di materiali vaganti. Avvicinandosi al corpo eiettato dalla Mega Tir 6 vide meglio che si trattava di uno sconosciuto.

          “Era senz’altro un membro dell'equipaggio: indossa l’uniforme blu da lavoro.”

          “Cosa sarà successo?” fece in preda all'agitazione Ezra, di fronte allo schermo di plancia “dovremmo forse intervenire?”

          “Non ancora. Curt sa cosa sta facendo. Lasciamolo proseguire” disse il Cervello ponderando la situazione.

          Intanto Curt stava cercando un modo di penetrare all'interno del portello di collegamento alla cabina di pilotaggio. Sapeva degli ostaggi: per mostrarsi collaborativo andò di fronte ad una telecamera sfilandosi il cinturone dell'arma protonica. L'appoggiò delicatamente al suolo e alzò le mani in segno di resa “vorrei parlare con un membro del comitato NO–PHCP. Sono disarmato”.

          Era pronto a tutto e visto il tentativo di eiezione a tradimento aveva avuto conferma che quelle erano persone estremamente pericolose.

          Dopo poco i fermi del portello si sganciarono e Curt trovò il passaggio aperto. Con cautela aprì e vi penetrò all'interno.

          Nella penombra dell'abitacolo, c'erano quattro figure stese al suolo, incappucciate, legate mani e polsi e disposti agli angoli della cabina. Parevano svenuti.

          Oltre il perimetro dell'anticamera, una porta a vetri antiraggio si frapponeva tra loro e una figura snella sprofondata su una poltrona girevole in plancia: aveva una tuta di colore rosso e bianco e un casco protettivo schermato che non consentiva alcuna supposizione sulla fisionomia dell'individuo. Appoggiato di lato, ma pronto in pochi istanti ad essere impugnato, luccicava un fucile atomico ad alta precisione.

          Il tipo di arma confermò a Curt di avere davanti un professionista; per cui era importante andare con i piedi di piombo.

          “Riesci a sentirmi?” disse Captain Future al di qua del vetro.

          Il dirottatore annuì. I microfoni del circuito di trasmissione audio interno erano in funzione. La comunicazione era aperta.

          “Sono Captain Future, convocato dalla Polizia Planetaria per negoziare i vostri dictat. Ma io ho i miei metodi e prima di giudicare preferisco avere tutte le informazioni dalla fonte diretta. La verità è che ciò che chiedete è di difficile attuazione, ma se mi fornite un quadro più dettagliato delle vostre motivazioni, vi prometto che farò di tutto perché le cose si risolvano al meglio. In fondo è interesse di tutti acciocché non vi sia spreco inutile di vite umane. Sei d’accordo?”

          Curt finì di parlare, ma l'uomo rimase immobile, come se il discorso fosse caduto nel vuoto.

          Captain Future, intanto, si guardava attorno per studiare una rapida soluzione con cui farlo uscire allo scoperto. E con la coda dell'occhio, intravide la scatola del termostato della sala di guida. Curt sapeva che i cargo merci non avevano mai temperature centralizzate per poter meglio gestire le differenti esigenze di conservazione delle merci.

          Al di là del vetro l’uomo si mosse e prese una tavoletta grafica appoggiandola contro la parete trasparente di modo che Curt potesse leggere quello che appariva in sovrimpressione:                                        

          “La nostra richiesta sta per scadere. In caso non eseguiate il nostro ordine, prenderemo possesso del cargo e uccideremo gli ostaggi.

          “Chi siete?” chiese Curt, ostentando sicurezza.

Nella tavoletta apparve: “il comitato armato NO-PHCP”

          “Cosa significa?”

          “Perforation for High Communication Performance”, le lettere comparivano a controllo meta-patico attraverso un conduttore neuronale che doveva essere posto all'interno del casco.

          Poi comparve una nuova scritta: “stiamo perdendo tempo prezioso, Captain Future”, dopodiché il dirottatore si alzò in piedi con aria protervia impugnando l’arma.

          Curt, mise furtivamente una mano dietro la schiena. Senza farsi accorgere manovrò un piccolo congegno: era un comando elettrostatico autonomo, capace di inserirsi a distanza dentro qualsiasi tipo di circuito di regolamento termico. Sfiorando un piccolo pomello, il comando si inserì automaticamente nell'impianto di riscaldamento della cabina di pilotaggio e ad una lievissima vibrazione Curt capì che il congegno agganciato era pronto all'uso.

          “Mi rendo conto. Ma avete fatto il conto dei benefici che il progetto di ampliamento per la corrente dei massimi comporterebbe? Mezzi di carico convogliati in una rotta dedicata e più rapida significa semplificare la vita del commercio di tutto il Sistema. Significa anche l'incremento sensibile di benessere interplanetario e milioni di posti di lavoro. In qualità di negoziatore vi dico di ripensarci; sapete quanto mi stanno a cuore le sorti delle genti del Sistema e del loro futuro” disse  con tono pacato Curt. Intanto, con un semplice sfioramento dell'indice, regolò il piccolo potenziometro sul valore massimo.

          “Tu pensi di essere a protezione del bene, a difesa degli ultimi e nello stesso tempo di stare dalla parte della legge costituita. Le tue parole sono pura retorica. Se non ti sei reso conto di tutto il male che c'è dietro l'amministrazione di questa gigantesca opera, significa che stai operando con la coscienza sporca. Captain Future, sei solo un suddito del Sistema. E per questo motivo non meriti ascolto” il sequestratore ripose la tavoletta e impugnando il fucile atomico, diede le spalle a Captain Future allargando le gambe in posizione di fiera difesa della postazione.

          Curt non rispose, ma approfittò del momento per rimuovere da dietro la schiena il piccolo comando. Era questione di minuti: la cabina di pilotaggio si sarebbe trasformata in un inferno e l'uomo barricato al suo interno non avrebbe avuto altra scelta che uscire.

          Di lì a poco, infatti, Curt vide gli strumenti di bordo iniziare a rilasciare del vapore e l’uomo vacillare. Probabilmente le stesse scatole di trasmissione e buona parte degli oscillomanometri risentivano dell'altissima temperatura. Se il sequestratore non avesse avuto la tuta si sarebbe cotto come un tacchino venusiano in pochissimi secondi. Reagì cercando il vano del termostato e a quel punto realizzò che era stato manomesso dal di fuori e che non c'era altra soluzione che aprire la porta stagna.

         Lo fece a fucile in guardia, ma Captain Future afferrò l'arma non appena l'ugello fece capolino. Facendo leva, cercò di disarmare l’uomo che non ebbe la forza di fare contrappeso; perdendo il calcio del fucile, scivolò all'indietro. Curt rigirò l'arma dalla sua parte e la puntò contro la figura atterrata. Ma quella, in un disperato colpo di coda, scattò con tutto il corpo all'indietro flettendo le gambe a piedi giunti. Colpì le mani di Captain Future che sparò, per sbaglio, un colpo in aria sfondando tra mille scintille un pannello d'areazione.

          Quando, nell'inferno di calore, il pannello di guida della cabina prese fuoco, tutto l'intero sistema anti incendio della Mega Tir 6 eiettò getti di schiuma a pressione.

           Uno di essi colpì Curt in pieno volto e gli fece perdere la mira. Allora, il dirottatore estrasse un pugnale laser e lo affondò nello stomaco dell'avversario, ma la tuta verde in fibra di radite d'Urano, ammortizzò il colpo. La lama penetrò di pochissimo, ma il dolore fu sufficiente per un gesto di difesa istintivo: Curt sparò un colpo fatale sul dirottatore che cadde riverso a braccia a terra.

          Captain Future trasse un profondo respiro, tenendosi una mano sulla pancia sanguinante e spense il congegno di controllo del termostato prima che tutto l'impianto guida dell’aero cargo andasse in corto. A quel punto i getti si interruppero e Curt si chinò sul corpo esangue della figura con il casco oscurato. Fece pressione sugli interruttori di sgancio ed estrasse delicatamente la calotta.

          Una grande massa di capelli setosi, di colore verde scuro, si sparse sul pavimento e in mezzo, come incorniciata da un bosco fitto di piante acquatiche, il volto pallido di una donna. Era un ritratto macabro: tatuaggi a linee rette su fronte e zigomi incorniciavano gli occhi del cadavere ancora spalancati.

          Curt, nella sua grande esperienza di combattente, riconobbe il marchio inconfondibile della guerriera Teklon, un'élite paramilitare gioviana a servizio dei grandi proprietari gassosi, élite molto ben addestrata e profondamente stanziale.

          Ad una rapida perquisizione della tuta della Teklon, Curt trovò una scatola di registrazione, dove erano contenute le altre rivendicazioni.

          Vi era un secondo annuncio che imponeva di risarcire i danni ai contadini di Ganimede per le prolungate vessazioni a cui erano stati costretti dalla Polizia Planetaria, “braccio armato dei macro possidenti spaziali”. In qualità di Captain Future avrebbe dovuto capirci di più: la fiducia incrollabile verso le istituzioni non poteva venire messa in dubbio da un'azione terroristica di pericolosi paramilitari. Era, per un paladino come lui, una questione di principio.

          Non c'era altro da fare che liberare gli ostaggi e tentare di mettersi in comunicazione con l'altro dirottatore, nascosto da qualche parte della Mega Tir 6. Per farlo servivano rinforzi dalla Comet, perché andava preso vivo e interrogato in regime di legalità, e secondo la convenzione di Ariele.

          Liberò rapidamente gli ostaggi che erano ancora sotto sedativo.

          I circuiti della plancia avevano risentito del surriscaldamento, ma molti congegni erano fatti di materiale termico. La trasmittente si presentava come uno schermo a touch screen e, malgrado fosse tutto appannato, sembrava ancora funzionante.

          “Le navi merci sono più robuste di quelle passeggeri...” pensò tra sé e sé Curt. Si tolse un guanto in fibra e passò un dito sul punto dello schermo in cui pareva ci fosse l'interruttore di collegamento alla chiamata video.

          Dopo aver immesso le coordinate radio disse: “Simon, Grag, Otho, mi ricevete?”

          “Sì Curt, forte e chiaro!” disse una voce monocorde; la frequenza verbale della voce di Simon, il Cervello, era inconfondibile.

          “Come stai Captain?” chiese l'androide Otho raggiante.

          “Sto bene. Ho solo graffio allo stomaco.”

          “Captain, da qui vedevamo le luci dell'abitacolo di guida spegnersi e accendersi. Cosa è successo?” fece eco Grag.

          “Ho atterrato il primo criminale. Purtroppo non è sopravvissuto. Si trattava di un guerriero Teklon, donna.”

          “Cosa ci faceva un guerriero Teklon in un'operazione di sequestro come questa? È molto strano...” s'intromise Ezra, impaziente.

          “Sì Ezra, per questo è importante catturare il complice e interrogarlo. L'operazione è stata condotta da esperti; hanno sicuramente progettato una via di fuga. E prima che venga messa in atto, dobbiamo catturarlo. Grag, Otho venite a bordo con il ricognitore. Vi apro la camera stagna.”

          Joan smaniava all'idea di agire, ma lasciò che il robot e l'androide seguissero gli ordini precisi di Captain Future. E tacque.

 

                                               ----------

 

          Lampeggiò una piccola spia verde. Quello era il segnale di fine operazione. Per una frazione di secondo, l'uomo nascosto dal casco oscurato, si vide riflesso contro il piano liscio di uno sportello metallico. Avrebbe voluto chiedere a Kualara, la prima di grado, cosa si prova a morire per mano di Captain Future.

          Coloro che si credono nel bene sono coloro che spesso confondono la cosa giusta con la cosa sbagliata. Onestà e sincerità non sempre sono in d'accordo. L'eroe senza macchia, per esser tale, si macchia di sangue.

          Era giunta l'ora di mettere di fronte a queste graffianti verità l'ingenuo Captain Future.

          Il complice aveva disattivato tutte le capsule di salvataggio e riempito di esplosivo tutto il perimetro centrale della Mega Tir 6.

          Ad un semplice richiamo di un interruttore elettrostatico, il grande leviatano si sarebbe sventrato e tutto, carico e persone, si sarebbe disintegrato in una grande esplosione silenziosa.

          Mentre, saliva una scaletta vicino alla botola di accesso all'unica capsula d'emergenza rimasta attiva, l'uomo lanciò un segnale su Ganimede: “prima parte dell'operazione conclusa. Cercate l'Avversario. Passo e chiudo”, poi, una volta eiettatosi nello spazio premette l'interruttore fatale.

 

 

 

                                                                                                                                                                            つづく

 

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