Breve discorso attorno a "Piccolo Ensemble di Comunicazione"

May 4, 2018

 



La segreteria telefonica è un tecnosauro.

Cos’è un tecnosauro?

Sono tutti quei dispositivi tecnologici che non ce l’hanno fatta nel percorso tecnologico evolutivo, come il fonografo, il Betamax, il fax o il videofonino ("L’estinsione dei tecnosauri" di Nicola Nosego - Sironi editore).
Prima che la reperibiltà divenisse compulsiva, eccessiva e nevrotica, la segreteria telefonica era un elettrodomestico che sopperiva all’irreperibilità.
Molta della questione ruotava attorno al “tempo”, al tempo perso e ritrovato, agli appuntamenti dati a distanza di ore, ai messaggi di affetto lasciati a distanza di tempo.

Il concetto di "istantaneità" non c'era: ma non se ne sentiva mica la mancanza!

Tutt’altro!
Quando una tecnologia non esiste non è necessaria.

Al massimo è ipotetica.
Prima di volare dicevano probabilmente “sarebbe bello volare” in astratto.

Nonostante ciò i viaggi venivano fatti comunque: ad esempio il compositore Paisiello nel 1700 andava da Napoli a Mosca continuamente.

In carrozza certo, ma era la massima necessità accontentatile e nessuno si lamentava della realtà in corso.
Il futuro adesso è percepito come presente prossimo perché lo percepiamo come nelle varie forme possibili di evoluzioni delle tecnologiche disponibili.

La fantascienza degli anni Cinquanta parlava di viaggi interstellari, mondi sconosciuti, astronavi spaziali, colonie extraterrestri.
Adesso, che abbiamo superato l’anno di Blade Runner, il futuro ce lo immaginiamo nella domotica, con robot camerieri, la virtulità nel video game, l'olograficità nelle conversazioni telefoniche, l’economia informatica, la scomparsa della moneta fisica, le connessioni intradermiche, la criogenia clinica, etc…
Sono centinaia di spunti con segnali evolutivi, cose che hanno le fattezze di neonati presto vicini alla favella.
Niente “mondi lontanissimi”, come dice il Battiato, ma luoghi vicini o panorami visibili dai dettagli sfumati.
Però ciò presenta un duplice problema: pensare di conoscere il proprio futuro porta a gravi errori di valutazione, autodeterminarsi la propria “apocalisse” (come fu per il chiacchieratissimo 21/12/2012) è presuntuoso: per fortuna nostra nessuno conoscerà  mai la data della propria morte; sarebbe una vita a scadenza.

Il secondo problema è insito nell’idea di necessità e di urgenza del mezzo tecnologico: ad esempio nessuno più è in grado di orientarsi per le strade delle città senza l’utilizzo di google map.
L’estremo di questo vizio è il non essere più in grado di muoversi in caso di fallimento del device; noi, come una macchina, non avremo più un senso d’orientamento d’emergenza, senza considerare la pressoché totale scomparsa di un rapporto psico geografico con il contesto urbano in cui si è inseriti.

La psicogeografia è un rapporto con il luogo “non funzionale”, significa cioè fare un percorso per andare da A a B non direttamente, ma con continue deviazioni di modo che lo stesso percorso diventi un altro punto di interesse; in sostanza diventi C (con Sergio Giusti e Elvio Manuzzi di EneceFilm si sta progettando una performance in materia).
Quello che accade ad un certo punto alla tecnologia è in una parola: indispensabilità, e quando questa parola compare, si esaurisce ogni questione critica.
Intendiamoci: il cellulare non fa male.

Veniva detto la stessa cosa della televisione, e così il prof. Cesare Lombroso diceva della bicicletta alla fine dell’Ottocento.
Ma dovremmo riconsiderare, ad esempio, il tempo guadagnato da un dispositivo telefonico a distanza, la possibilità di essere sempre raggiungibili, anche per futili questioni famigliari e il tempo perduto in chat, messaggistica ossessiva, e what’s upping.
Tanto che lo smartphone è assurto allo status prioritario nel dialogo vìs a vìs. Due persone parlano: ad una delle due sopraggiunge una chiamata e risponde chiedendo all’altra di attendere, e lo fa malgrado sia lì con te in carne ed ossa, malgrado stia dicendo qualcosa di importante, malgrado vi sia un litigio o un chiarimento in corso.

Questo accade ancora più spesso per messaggi scritti, a cui sei spinto a rispondere in tempi brevi per ragioni di “cortesia” dell’inoltro, visto che what’s up ha insita la faccenda del dare sin troppe informazioni sull’avvenuta lettura.

L’estremo è vedere le stesse due persone, magari al ristorante, magari di fronte, magari una coppia innamorata, non parlarsi per mezz’ora, chini sui loro dialoghi privati.
Il passaggio successivo sarà non avere più i device tra le mani, ma innestati intradermicamente, nella pelle cioè, e conversare dunque mentalmente; le stesse due persone immobili una di fronte all’altra, in attesa di un cameriere che non saprà mai qual’è il momento buono per sottoporre il menù.
Significa anche che lo smartphone diverrà prima o poi un tecnosauro, e i vostri figli si ricorderanno di voi come quei vecchi che usavano il telefonino per comunicare.
Come tutti gli “animali tecnologici” estinti essi hanno avuto una forte attualità commerciale, di pari passo con la mentalità di un’epoca.

Li si domavano, se ne conoscevano trucchi e segreti, c’erano i maghi del floppy disk, i genieri delle musiche a 8 bit per i videogame del Commodore 64 e dello ZX Spectrum. Persa la funzionalità si perde la memoria d’utilizzo e banalmente spariscono le istruzioni.
La segreteria telefonica aveva delle semplici funzioni che tutti conoscevano: adesso a guardar bene il piccolo agglomerato di tasti e pulsanti non è così chiaro a cosa servano. Con un po’ di archeotecnologia d’assalto però si può sciogliere il grosso dei nodi.

Un modello Panasonic è diverso da un modello Bip o Brondi, inoltre la funzione “memo” o “2way rec” non è poi così intuitiva: la prima serve a registrare un promemoria audio, la seconda è l’opzione di registrazione di tutto il dialogo tra ricevente e telefonante in corso (in alcuni paesi era un’opzione illegale).
Due differenti tasti con su scritto il logo “play all” e “play new” significano la possibilità di riascoltare o tutto il nastro o solo i messaggi non ascoltati.

“Greetings 1” ad esempio era il tasto per registrare, nel deck di sinistra, un messaggio di benvenuto.
Il modello KX-T 5100 della Panasonic aveva anche un “remote control” con un telecomando a toni da usare ponendolo in ascolto nella cornetta del telefono.

Con i toni in codice importabili si poteva controllare a distanza telefonica la segreteria domestica.
E questo, in un epoca di “prossimità”, era un piccolo passo avanti verso la vita “remota” a cui oggi siamo completamente assuefatti.
In ultimo, la contraddizione massima è che tutte le tecnologie analogiche e meccaniche potenzialmente durano di più di qualsiasi altro strumento digitale.

Non è il digitale in sé che è caduco (potenzialmente sarebbe eterno!) ma lo è l’oggetto o la memoria fisica che la utilizza.
Quasi per certo, i moderni proiettori cinematografici digitali usano una tecnologia che dovrà essere aggiornata nei prossimi dieci anni, come capita per i computer, i tablet e il vostro smartphone.
Non è così per un vecchio proiettore a “pizza” che, garantendo un funzionamento meccanico, potrebbe funzionare tranquillamente, se tenuto come si deve, anche nei prossimi cento anni! Quando procedono con un restauro in digitale di un film, oltre al DCP per la proiezione, fabbricano sempre una “pizza” di riserva: se tenuta da tenere all’asciutto ha una garanzia di durata di centocinquant’anni.

Costo dell'operazione: il doppio.
Il sistema meccanico ha un grande vantaggio rispetto a quello digitale: la disfunzione è di facile individuazione e se qualcosa non funziona si aggiusta rispetto ad un intero sistema a rischio.

Ho degli esempi concreti su tastiere digitali andate in total black out e organi elettrici vecchi di quarant'anni che in caso di cedimento di un componente continuano il loro lavoro.

Con la pazienza, nell'analogico, si ottiene (quasi) tutto.

La segreteria telefonica, nel suo funzionamento, necessita della stessa pazienza che si potrebbe avere per un animaletto domestico; i tasti di accensione e di interruzione vanno tenuti premuti per qualche secondo, nessuno touch and go è possibile, tutte le operazioni sono pressocchè irreversibili.

La "reazione" del mezzo è quella di una personalità viva, inquieta e
ogni apparecchio a nastro nasconde in sè un tangibile mistero, una forma di metafonia superuominista...


O Superman. O judge. O Mom and Dad. Mom and Dad.
Hi. I'm not home right now. But if you want to leave a
Message, just start talking at the sound of the tone.
Hello? This is your Mother. Are you there? Are you
Coming home?
Hello? Is anybody home? Well, you don't know me,
But I know you.

 

 

 

La performance Piccolo Ensemble di Comunicazione, che coinvolgerà EneceFilm e gli studenti del Liceo Musicale di Arezzo, coadiuvati dal prof. di tecnologie musicali Roberto Paris, si svolgerà alla Stazione Leopolda di Firenze il 6 maggio 2018 p.v.

Otto esecutori adolescenti, ignari dell'originale funzione del mezzo, manovreranno otto segreterie telefoniche con cassette-messaggi tipologiche: "presentazioni", "appuntamenti", "famiglia", "preoccupazioni" e altre selezioni. Utilizzando dei dadi per il calcolo di secondi, genereranno una catena di tempi attivi fatti di suoni e di attese per quella che rappresenta proabilmente la prima esperienza di performing art della vita di questi ragazzi.

Tutti i materiali contenuti nelle cassette-messaggi tipologiche sono stralci di vita reale, risalenti a circa trent'anni fa.

Si ringrazia l'archivio di nastri "Enzo sono Lina" per la gentile concessione.

 

 

 

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